LA MIA VITA COME UN MONITOR SUL MONDO

Il mestiere del creativo è prima di tutto quello di essere un ricercatore (vedi alla parola coolhunter), se l’occhio e la mente di chi fa questo lavoro non sono aperti, non verrà mai fuori qualcosa di buono!
scs stefano chiassai (1)

Dichiarare di essere dei creativi non è sufficiente per spiegare cosa significa “lavorare per la creatività”, prima di arrivare alla conclusione di un progetto – come una collezione – esiste un periodo di osservazione, ricerca, analisi. Questo è quello che faccio ogni giorno, perché credo che le cose più innovative nascano dall’incontro tra argomenti, fonti e sensazioni diverse.

Vi sarete ormai abituati al fatto che amo molto la parola “contaminazione” (il prossimo numero di SCS si ispira proprio a questa definizione), non smetterò mai di sottolinearlo abbastanza, il mestiere del creativo è prima di tutto quello di essere un ricercatore (vedi alla parola coolhunter), se l’occhio e la mente di chi fa questo lavoro non sono aperti, non verrà mai fuori qualcosa di buono!

Ho insegnato per molti anni al Polimoda, dove ripetevo spesso che il creativo è prima di tutto un “monitor” di ciò che accade o si sta formando ed evolvendo nei media, nella moda o più semplicemente nella vita sociale. Insomma intercettare la distinzione, è la regola numero 1 per lavorare nel sistema moda.

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L’esperienza di fare una passeggiata in città, meglio una metropoli, deve essere intesa come un esercizio mentale continuo, guardare cosa accade intorno a noi per strada genera interessanti relazioni visive, perché l’occhio guarda e la mente registra il dato più interessante, come forme, dimensioni e posizioni di edifici o persone.

L’architettura di una città per esempio offre visioni di questo tipo, ogni dettaglio è pensato meticolosamente, senza mai perdere di vista un’idea globale, che integra paesaggio, persone e funzione.

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Quando pensa ad una casa, l’architetto immagina prima di tutto nella sua testa una sorta di puzzle in 3D che poi realizzerà… come un abito: pensi a cosa vorresti fare, scegli l’ispirazione, la colleghi ad altre, associ una funzione, scegli materiali e colori, poi la butti su carta (la progetti) e infine la realizzi.

Viaggiando molto mi è capitato di andare a Los Angeles dove ho visto “Provocations: The Architecture and Design of Heatherwick Studio”, all’Hammer Museum dedicata all’architetto inglese Thomas Heatherwick.

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Un itinerario aperto quello pensato dai curatori che hanno messo in evidenza quante possano essere le fonti e le possibilità di scoprire i ritmi dell’invenzione, dell’atto creativo. Mi ha incuriosito vedere come un architetto abbia anche progettato delle borse – le Zip bags -, multidisciplinarietà e sovrapposizione qui diventavano un esempio concreto di quello che intendo quando parlo di “processo creativo” e di contaminazione.

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Quindi l’architettura è come la moda, quando la osservi ne resti affascinato o incuriosito, non importa quale sia la sensazione suscitata nell’osservatore, comunque provoca una reazione… o un’emozione!

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