IL CONCEPTSTORE ANNI 70 - quando la boutique era già un conceptstore

Un’età dell’oro quella degli anni sessanta e settanta, che trasformava il luogo lavoro in una famiglia allargata, fatta non solo dei figli degli imprenditori ma anche di chi ci lavorava. Era tutto più autentico...

“Sono un ragazzo fortunato” (come diceva Jovanotti) perché ho visto da vicino gli anni 60, i 70 e gli 80, anni adrenalinici vissuti rapidamente ed intensamente, adesso posso fermarmi a raccontarli con una distaccata ironia.

Questo è il mio modo di fare storytelling, condivido con voi un racconto personale, molto simile a quello di molti altri che oggi fanno parte del grande circo della moda. Un po’ quello che cerco di fare quotidianamente su Facebook.

L’interesse e la passione per la moda hanno un’origine a molti nota, dentro le mura di casa mia e dell’azienda creata dai miei genitori, grazie a loro ho capito cosa volevo fare da grande, senza di loro non sarei mai diventato quello che sono.

Credo fermamente nella forza della tradizione familiare, la nostra storia è segnata da esempi eccellenti in questo senso! Sarà una frase fatta ma i percorsi di famiglia (anche quelli negativi) sono alla base di ogni crescita personale, non a caso fin da piccolo (avevo 4/5 anni) seguivo mia mamma nel suo Laboratorio, una piccola AZIENDAARTIGIANALE di Confezioni di Capi di Abbigliamento creata insieme a mio padre.

Cosa poteva accadere ad un bambino cresciuto tra macchine da cucire, tavoli per il taglio, ferri da stiro, sarte costantemente al lavoro se non restare affascinato come Alice nel paese delle meraviglie?

Non mi stancherò mai di dire che in quegli anni l’Italia credeva nelle start-up, progetti piccoli ma motivati a crescere, supportati fortemente dallo stato, il made in Italy è nato attraverso queste realtà! Una donna favolosa mia madre che si occupava della parte operativa del Laboratorio.

Stefano Chiassai nel 1973
Stefano Chiassai nel 1973

Era bravissima in tutto quello che faceva, aveva un’esperienza profonda di ogni fase lavorativa, sapeva cucire sia a mano che a macchina, ricamava splendidamente, sapeva disegnare un CARTAMODELLO, tagliava il tessuto con mano esperta. Una vera forza della natura, non si stancava mai, aveva Carattere, Grinta, Determinazione, era una lavoratrice instancabile sempre pronta ad insegnare alle GIOVANIAPPRENDISTE che finita la Terza Media, decidevano di imparare un mestiere come il suo.

Un’età dell’oro quella degli anni sessanta e settanta, che trasformava il luogo lavoro in una famiglia allargata, fatta non solo dei figli degli imprenditori ma anche di chi ci lavorava. Era tutto più autentico, il rispetto faceva sì che il rapporto di lavoro si trasformasse in amicizia, in un legame autentico e sincero. Esisteva quella che io definisco la PUREZZADIRAPPORTI e la disponibilità verso gli altri, ognuno riconosceva ed accettava i ruoli, senza mai oltrepassare il limite, l’arrivismo non incideva in questo genere di relazioni. Tutto si costruiva e cresceva con naturalezza.

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L’altra anima della coppia era mio Padre che io chiamavo AURIELIK, si occupava della parte Amministrativa della DITTA (come si usava dire in quegli anni), si interessava delle relazioni con le banche, delle buste paga oltre ad organizzare completamente i rapporti con le aziende per cui lavorava. Il suo compito più difficile era certamente quello di inseguire perennemente mia madre – una vera furia lavorativa – e soprattutto di esaudire ogni sua richiesta, la Signora Carla oltre ad essere sua moglie, era una donna che sapeva fare il suo lavoro, occupandosene senza sosta e per questo esigeva sempre il meglio.

Il quarto componente di questa famiglia iperattiva, è mio fratello, più grande di me (io ero il piccolo di casa), iniziò molto presto a lavorare insieme ai miei genitori e dimostrò subito che aveva una marcia in più in fatto di stile… e nel modo di vestire!

Sembrava uscito da un magazine di Moda (Vogue era ancora poco conosciuto), lui era la moda! Sembrava arrivato da Parigi o da New York con i suoi stivali al Ginocchio, le maglie a collo Alto, i primi chiodi ed i maxicappotti di pelle, le Moto. Altro mito di quegli anni, possedere una moto, un’Harley Davidson!

Un sogno impossibile per molti ma dato che la creatività non mancava, bastava avere un GILERA125 per trasformarlo in un’Harley, magari sostituendo manubrio e sella.

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Sergio era il mio mito e lo divenne ancora di più quando decise di non proseguire gli studi, i miei genitori assecondarono così la sua vena artistica e modaiola, aprendogli un negozio: nacque così la Boutique Sergio!

Precursore di ogni genere di stile, pioniere dei colori, infaticabile cercatore di tendenze, Sergio trasformò il suo negozio in un luogo di tendenza (#SOCOOL !), andavano tutti da lui, arrivavano da Firenze, da Arezzo e anche da più lontano, Sergio era un vero coolhunter quando ancora nessuno sapeva cosa volesse dire, anticipava le mode e sapeva cosa volevano i ragazzi per andare il sabato in discoteca (in quegli anni si chiamava dancing).

Era a tutti gli effetti un grandissimo visionario, trovava sempre le cose giuste ma prima di tutto le persone giuste come Bruna, una bellissima donna che indossava superbamente le minigonne, prima era stata una cliente assidua, poi divenne la prima commessa della sua boutique ed infine anche la moglie!

Insomma un vero boom quello della Boutique Sergio tanto che nel 1975 i miei genitori decisero di aprire un altro negozio. Un secondo successo che finalmente a 18 anni riuscii a condividere completamente poiché mi venne affidato il compito di creare le vetrine, di accompagnare Sergio nella ricerca dei capi. Diventai così un piccolo UOMOBOUTIQUE.

In negozio con me lavoravano due bellissime DONNERAGAZZE, VANNA e VIVIANA che di nascosto chiamavo le mie DIVE, vantandomi della loro “amicizia affettuosa” con tutti i miei amici! Vanna, alta, bionda occhi Azzurro/Verde, la Commessa ufficiale che usava il suo Fascino sugli uomini, tutti la volevano sedurre e lei con grande classe li ricambiava riempiendo il cliente di capi con una bella vendita! Viviana era altrettanto bella, alta, mora, occhi castani ed affiancava Vanna nei momenti di maggiore lavoro, stupenda donna e grande venditrice (Vanna/Viviana scusate per la parola COMMESSA).

Con il tempo erano diventate le mie AMICHECONSIGLIERE, in particolare la VANNA il rapporto è andato oltre a quel periodo di percorso lavorativo… le ho fatto conoscere anche “SUOMARITO” e ci siamo anche ritrovati ULTIMAMENTE.
Il negozio era frequentato sia da Giovani che da persone più Grandi, le due DIVE erano delle venditrici pazzesche e conoscevano molte persone che cominciarono ad essere dei clienti fedeli… era diventato un punto di ritrovo anche per fare due CHIACCHIERE.

In quegli anni comunicare voleva dire farsi delle nuove amicizie, Amicizie che ancora oggi “MI” sono vive nel Cuore e nella mente, anche se alcune persone non le vedo da parecchio tempo… il Lucacci, la Brilli, il Gorino, il Bucchi, l’Artini, il Calabassi, persone che ho frequentato tantissimo in quel periodo e che sono rimasti RICORDIINDIMENTICABILI.

Per 5 anni mi hanno accompagnato verso quello che ho sempre definito il “salto” verso la mia professione di consulente, anche grazie a loro sono diventato un UOMOSTILE a partire dagli anni ‘80. Mi ritrovo ancora oggi a ricordare questi anni con incredibile sorpresa, una vera e propria “SCOSSAEMOTIVA” per quello che ero e per quello che sono diventato. Questo articolo è dedicato a loro, a chi ha condiviso i miei primi anni da creativo, entrando nella mia vita improvvisamente e accompagnandomi in un’avventura che non smette di sorprendermi!

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